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arius
l'ultimo cavaliere


Diario


11 novembre 2007

...tutto per un pallone che rotola?

Leggo con stupore che in queste ore a Roma c'è una vera e propria rivolta contro le forze dell'ordine a causa della tragica morte dell'ultrà laziale di oggi pomeriggio.

Mi chiedo se davvero un gioco come il calcio che, per carità, a me piace, valga tutto questo.

Sinceramente, sarei il primo ad essere felice se si bloccasse sine die il campionato e se si mettesse fine una volta e per sempre a questo schifo fatto di morte e violenza gratuita.

...e pensare che la gente ogni giorno subisce in silenzio vessazioni dalla classe politica, aumenti giornalieri dei prezzi, diminuzione progressiva dei posti di lavoro etc etc e poi....si rivolta per episodi legati al calcio?

Possibile che sia più importante la "mentalità" ultras che i veri problemi della società?

Non fraintendetemi, sono addoloratissimo per la morte del ragazzo sulla A1, ma chi deve pagare pagherà di sicuro...quindi perchè prendersela con chi non c'entra? Forse, e dico forse, si aspettava solo il momento buono per levarsi qualche sassolino dalla scarpa.........




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7 novembre 2007

ELFEN LIED




Che io sia appassionato di manga e anime non è un mistero.
Ma che una di queste opere riesca a colpirmi davvero nel profondo è davvero raro.
Elfen Lied di certo non è un anime per tutti: la violenza sia psicologica che fisica a cui sono sottoposti i protagonisti ne fa un titolo sconsigliatissimo ai minori, che troverebbero anche ostico capire a fondo le motivazioni e gli stati d'animo dei personaggi, vero punto di forza della serie.
La storia che fa da sottofondo alle vicende dei protagonisti vede l'Umanità di un futuro prossimo dover fronteggiare la minaccia dei Diclonius, una naturale evoluzione dell'Uomo che però sembra essere innatamente malvagia, al punto da usare i tremendi poteri psicocinetici di cui sono dotati questi esseri per uccidere ogni persona che capiti nel loro raggio d'azione.
Per ovviare a questo pericolo, il governo tiene segregati in un laboratorio di ricerca sotto controllo dei militari i più pericolosi dei Diclonius, che sono tenuti a bada da diversi sistemi di sicurezza molto sofisticati e sottoposti a esperimenti orribili per testare la loro resistenza e le loro capacità di "arma" da usare in eventuali guerre.
Tuttavia, questi sistemi di sicurezza nulla possono quando la più feroce dei Diclonius, Lucy, riesce ad evadere dalla sua cella facendo una carneficina e a raggiungere il mare dove però viene ferita alla testa e perde la memoria.
Al suo risveglio viene ritrovata da Kouta, un ragazzo che si trovava lì per caso, e da sua cugina. I due, vedendo che Lucy ha bisogno d'aiuto e che non è in grado (per le ferite riportate) nemmeno di ricordare il suo nome la nascondono nella loro casa.

Da qui, le storie dei protagonisti e dei personaggi secondari si intersecheranno all'inverosimile andando a scoprire verità nascoste del passato di ognuno e dimostrando che, in fondo, non è affatto scontato che i Diclonius, seppure avidi di sangue e di morte, siano peggiori degli esseri umani, loro freddi e spietati aguzzini.

L'anime è una stupenda parabola sul razzismo e sulla vulnerabilità psicologica: le scene che vedrete vi disturberanno sicuramente, ma quel senso di dolore che proverete dentro alla fine delle 14 puntate in fondo in fondo vi arricchirà e forse vi farà leggere la realtà in modo un pò diverso...




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31 ottobre 2007

Halloween.........?

Halloween si, Halloween no...è questo il tormentone degli ultimi giorni. Da una parte, c'è chi dice che in fondo questa è una festa che è nata in Europa e che è giusto che venga festeggiata di nuovo. Dall'altra, si afferma che è una festa estranea alla nostra tradizione e che, con il suo background di streghe, folletti e mostri, si immerga a piene mani nel paganesimo sovvertendo i valori cristiani.

Sebbene questa ultima affermazione mi sembri esagerata (di questo passo, anche leggere un libro fantasy sarebbe un inno al paganesimo...)mi schiero decisamente con chi vede di cattivo occhio questa festività che, al pari di S.Valentino, è stata costruita ad hoc affinchè diventi un'ennesima occasione di marketing.

Molti milioni di euro, infatti, sono stati già spesi nel nostro paese per zucche, maschere, dolcetti e cretinaggini varie...mi viene da ridere perchè penso che gli stessi che hanno speso 100 o 200 euro per "festeggiare" Halloween poi si lamentano perchè non ce la fanno a pagare le tasse o le bollette.
Che la vita sia eccessivamente cara è un dato di fatto...ma almeno non diamoci la zappa sui piedi!

Altro particolare che mi rende odiosa questa festività è che in pratica è l'ennesima scopiazzatura made in USA...ormai in Italia sembra sia assolutamente in voga copiare il copiabile dalle altre nazioni, sempre per la famosa teoria che ci vuole mediocri e inferiori ai vari InghilterraGermaniaSveziaFranciaStatiUnitiOlanda etc a livello quasi genetico. Ormai, copiamo dagli altri persino i format televisivi...

Ma, mi chiedo....davvero non riusciamo ad essere un pò originali? Una volta erano gli altri a copiare noi....




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4 ottobre 2007

DENTI

                                                         



E se le emozioni e i ricordi che si celano nel nostro cervello in realtà fossero nascosti in tutto il nostro corpo, persino nei denti?
E' questo l'inquietante interrogativo di Salvatores, che tramite le peripezie di un uomo di mezz'età, docente di Filosofia scontento della sua vita e del suo aspetto esteriore, si pone.
Attraverso un viaggio quasi "dantesco" tra dentisti più o meno capaci, tutti con i loro tormenti e i loro ricordi, il nostro "uomo della strada" si trova costretto a confrontarsi contro i demoni della sua infanzia e, mano a mano che la sua orribile dentatura che quasi gli storpia il viso si screpola, egli si trova a dover affrontare ciò che del passato aveva voluto rimuovere.
In questa spirale di ricordi innescata da un semplice "incidente" durante una lite con la convivente, il mite prof si ritroverà alla fine a dover persino reimpostare il suo rapporto con la madre morta giovanissima, che lui si accorge esser stata la sola e unica donna che ha mai amato.

Il film è profondissimo, e sebbene il suo ritmo sia piuttosto lento esso è senza dubbio uno dei migliori tentativi di "affacciarsi" al mondo dell'inconscio e a tutte le emozioni che ogni giorno nascondiamo agli altri pur sapendo benissimo di provare. La regia, gentile e attenta, quasi ci porta per mano in questo viaggio iniziatico fino a farci quasi innamorare del passato del protagonista, in modo tale che alla fine, a schermo spento, quasi ci dispiaccia di non poter sapere altro.

Un film di certo non per tutti, ma che fa pensare a chi è capace di essere empatico.

PS=una chicca:la mini parte di Paolo Villaggio nelle vesti di dentista ridotto in miseria è una perla!




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3 ottobre 2007

Ritorno

Rieccomi qua.
So che è passato molto tempo, forse anche troppo, ma diciamo che mi sono preso un mini anno sabbatico dalla scrittura.

Avevo forse troppe cose per la mente da non riuscire ad organizzarle in forma scritta, o forse l'ultimo anno, cosi intenso dal punto di vista personale, non mi ha permesso di dedicarmi al mio spazio come volevo.

Ad ogni modo, si ricomincia, più o meno sulla stessa falsariga, anche se annuncio che mi asterrò dal parlare di politica italiana perchè penso che ormai non ne valga più la pena e che serva solo a generare screzi inutili. Preferisco guardare al lato culturale delle cose, e solo questo ecluderebbe la politica a priori, almeno al giorno d'oggi

Vi auguro una futura buona lettura!




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31 dicembre 2006

AUGURI

Faccio a tutti gli auguri di un felice anno nuovo e, anche se retroattivi, di un buon Natale...mi scuso per l'assenza ma studiando fuori non posso accedere a Internet...




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17 novembre 2006

V PER VENDETTA

                                          


Può il desiderio di vendetta, anzi di Vendetta (con la maiuscola) unirsi a una nobile causa quale il ritorno alla democrazia di un paese vessato dalla tirannia?
Stando al carismatico V, protagonista di questo film (e interpretato in modo splendido da Hugo Weaving...il signor Smith di Matrix) pare proprio di si.
In un prossimo futuro, stando al film che è tratto da un'opera a fumetti, l'Inghilterra sarà dominata da un crudele dittatore che istaurerà, facendo leva sulla crescente paura del popolo dovuta ai grandi problemi del mondo di oggi (terrorismo,disastri ecologici,criminalità, immigrazione clandestina...), una dittatura molto simile a quella descritta in 1984 da Orwell:quasi tutte le libertà personali saranno abolite, gli oppositori politici saranno perseguitati e internati in veri e propri gulag dove verranno sottoposti a rieducazione, e tutti i cittadini dovranno sottostare alle decisioni del Cancelliere, che tiene sotto controllo ogni cittadino grazie alla sua spietatissima polizia.

Solitario, almeno all'inizio, il "terrorista" V, con il volto celato da una maschera di Guy Fawkes, ribelle cattolico che nel 1605 cercò, senza successo, di far saltare in aria con la polvere da sparo il parlamento inglese insieme al re Giacomo I, inizia grazie ad attentati e ad audaci colpi di mano, come immettersi illegalmente nelle trasmissioni televisive del governo, la sua battaglia.
Egli promette, in diretta nazionale, che il 5 novembre avrebbe fatto saltare il parlamento, ed esorta i cittadini a ribellarsi alla tirannia e a non avere paura. Ma cosa spinge questo strano V a far guerra al Cancelliere e ai suoi sgherri? Per scoprirlo, ci toccherà seguire le vicende di Evey (Nathalie Portman) giovane donna rapita da V per sottrarla ai poliziotti, la quale conoscerà un pò alla volta il duro e triste passato dell'uomo, scoprendo che fu vittima di esperimenti segreti nei gulag del governo e che proprio a causa di ciò il suo corpo è sfigurato da orrende ustioni.
La guerra di V non è solo contro il governo, ma anche contro determinati individui che occupano ruoli chiave e che, al tempo della prigionia dell'uomo, erano i suoi aguzzini.

L'uno dopo l'altro soccomberanno alla vendetta di V, fino a che, nella notte del 5 novembre, tutti i nodi verranno al pettine...

Sono stato favorevolmente stupito da questo film, al quale almeno all'inizio avevo riservato un pò di scetticismo: esso è infatti piacevole, divertente e molto profondo. La figura di V è semplicemente stupenda e molto carismatica...sono sicuro che almeno lui non potrà non piacervi!

Vi consiglio di noleggiare questo titolo o di comprare la storia a fumetti che, mi dicono, è leggermente diversa...penso sarà un mio acquisto futuro




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13 ottobre 2006

Sacerdoti vittime del comunismo. Martiri nell'oblio

Vi posto questo interessante articolo preso da Ragionpolitica e scritto da Vincenzo Merlo, sperando che aiuti a fare chiarezza su uno dei periodi più oscuri della nostra storia

Arius

 

Ragionpolitica ha già doviziosamente trattato il problema dei libri scolastici in uso nelle scuole secondarie italiane. Quasi tutti riconducibili all'ideologia marxista, i testi su cui studiano i nostri adolescenti risultano spesso intrisi di faziosità, bugie, omissioni. Tra le tante pagine mai scritte della nostra storia recente vi è sicuramente quella che attiene alla vera e propria strage di sacerdoti operata da bande di partigiani comunisti, in particolare nel "triangolo rosso" emiliano, tra l'8 settembre 1943 (giorno dell'armistizio) e il 18 aprile 1948 (data delle elezioni politiche vinte dalla DC). Alcuni di questi religiosi furono uccisi per vendetta personale o perché avevano criticato ruberie, eccessi ed eccidi compiuti dalla "Resistenza rossa"; qualcuno era cappellano dei partigiani cattolici e si opponeva alle infiltrazioni comuniste. Quasi tutti furono "prelevati" di notte e mai più ritrovati; pochissimi hanno avuto giustizia in tribunale e molti sono stati diffamati. Si può certamente affermare che questi sacerdoti immolarono la vita per restare fedeli alla loro missione di apostoli di Cristo. A distanza di 60 anni il saggista Roberto Beretta prova a squarciare il velo di silenzio su queste efferatezze con il libro Storia dei preti uccisi dai partigiani (Piemme, Casale Monferrato 2005), volume che si consiglia a tutti i docenti di storia di buona volontà. Si propongono di seguito 120 nomi, ma certo i sacerdoti uccisi da componenti le bande partigiane, o presunti tali, sono di più. (Fonti della presente ricerca: Il Timone; Chiesa viva; Il mascellaro).

  • Don Giuseppe Amateis - parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi di ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944, perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi.
  • Don Gennaro Amato - parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell'ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Paulonia.
  • Don Ernesto Bandelli - parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria il 30 aprile 1945.
  • Don Medardo Barbieri - parroco di Qualto. Ucciso nell'inverno 1944 nel bolognese.
  • Don Vittorio Barel - economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 dai partigiani comunisti.
  • Don Stanislao Barthus - della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 dai partigiani perché in una predica aveva deplorato le "violenze indiscriminate dei partigiani".
  • Don Duilio Bastreghi - parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto.
  • Don Carlo Beghè - parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale.
  • Don Giuseppe Beotti - arciprete di Sidolo (Piacenza). Ucciso il 20 luglio 1944.
  • Don Francesco Bonifacio - curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato dai miliziani comunisti iugoslavi l'11 settembre 1946 e gettato in una foiba.
  • Don Luigi Bordet - parroco di Hone (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste.
  • Don Sperindio Bolognesi - parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944.
  • Don Giuseppe Borea- parroco di Obolo (Piacenza). Ucciso il 9 febbraio 1945.
  • Don Pasquino Borghi - parroco di Corriano (Reggio Emilia). Fucilato il 30 gennaio 1944.
  • Don Corrado Bortolini - parroco di S. Maria in Duno (Bologna), prelevato dai partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire.
  • Don Raffaele Bortolini - canonico della Pieve di Cento, ucciso dai partigiani la sera del 20 giugno 1945.
  • Don Luigi Bovo - parroco di Bertipaglia (Padova), ucciso il 25 settembre 1944 da un partigiano comunista poi giustiziato.
  • Don Umberto Bracchi. Congregaz. Preti della Missione di Piacenza. Ucciso il 19 luglio 1944.
  • Don Miroslavo Bulleschi - parroco di Monpaderno (diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23 agosto 1947 dai comunisti iugoslavi.
  • Don Tullio Calcagno - Direttore di "Crociata Italica", fucilato dai partigiani comunisti a Milano il 29 aprile 1945.
  • Padre Martino Capelli - missionario del Sacro Cuore. Ucciso il 1° ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Ferdinando Casagrande - parroco a Gugliata. Ucciso il 9 ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Sebastiano Caviglia - cappellano della Gnr, ucciso il 27 aprile 1945 ad Asti.
  • Don Crisostomo Ceraiolo - o.f.m., cappellano militare decorato al valor militare, prelevato il 19 maggio 1944 da partigiani comunisti nel convento di Montefollonico e trovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena.
  • Don Elia Comini - salesiano. Ucciso il 1° ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Aldemiro Corsi - parroco di Grassano (Reggio Emilia), assassinato nella sua canonica, con la domestica Zeffirina Corbelli, da partigiani comunisti, la notte del 21 settembre 1944.
  • Don Ferruccio Crecchi - parroco di Levigliani (Lucca), fucilato all'arrivo delle truppe di colore nella zona su false accuse dei comunisti del luogo.
  • Don Antonio Curcio - cappellano dell'11° Btg. Bersaglieri, ucciso il 7 agosto 1941 a Dugaresa da comunisti croati.
  • Don Sigismondo Damiani o.f.m. - ex cappellano militare, ucciso dai comunisti slavi a S. Genesio di Macerata l'11 marzo 1944.
  • Don Teobaldo Dapporto - arciprete di Castel Ferrarese (Diocesi di Imola), ucciso da un comunista nel settembre 1945.
  • Don Edmondo De Amicis - cappellano, pluridecorato della prima guerra mondiale, venne ucciso dai "gappisti" a Torino, sulla soglia della sua abitazione il 24 aprile 1945 e spirò dopo 48 ore di atroce agonia.
  • Don Francesco Delnevo - parroco di Porcigatone (Piacenza). Ucciso il 20 luglio 1944.
  • Don Aurelio Diaz - cappellano della Sezione Sanità della divisione "Ferrara", fucilato nelle carceri di Belgrado nel gennaio del '45 da partigiani "titini".
  • Don Adolfo Dolfi - canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28 maggio 1945 a torture che lo portarono alla morte l'8 ottobre successivo.
  • Don Giuseppe Donadelli - parroco di Vallisnera (Reggio Emilia). Ucciso il 2 luglio 1944.
  • Don Enrico Donati - arciprete di Lorenzatico (Bologna), massacrato il 13 maggio 1945 sulla strada di Zenerigolo.
  • Don Giuseppe Donini - parroco di Castagneto (Modena). Trovato ucciso sulla soglia della sua casa la mattina del 20 aprile 1945.
  • Don Giuseppe Dorfmann - fucilato nel bosco di Posina (Vicenza) il 27 aprile 1945.
  • Don Vincenzo D'Ovidio - parroco di Poggio Umbricchio (Teramo), ucciso nel maggio '44 sotto accusa di filo-fascismo.
  • Don Giovanni Errani - cappellano militare della G.N.R., decorato al valor militare, condannato a morte dal CNL di Forlì, salvato dagli americani e deceduto in seguito a causa delle sofferenze subite.
  • Don Colombo Fasce - parroco di Cesino (Genova), ucciso nel maggio del '45 da partigiani comunisti.
  • Don Giovanni Fausti - Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5 marzo 1946 perché italiano. Con lui furono trucidati altri sacerdoti dei quali non si è mai potuto conoscere il nome.
  • Don Fernando Ferrarotti - o.f.m. - cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso nel giugno 1944 a Champorcher (Aosta) da partigiani comunisti.
  • Don Gregorio Ferretti - parroco di Castelvecchio (Teramo), ucciso dai partigiani slavi ed italiani nel maggio 1944.
  • Don Giovanni Ferruzzi - arciprete di Campanile (Imola), ucciso dai partigiani il 3 aprile 1945.
  • Don Achille Filippi - parroco di Maiola (Bologna), ucciso la sera del 25 luglio 1945 perché accusato di filo-fascismo.
  • Don Sante Fontana - parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16 gennaio 1945.
  • Don Giovanni Fornasini - viceparroco di Sperticano. Ucciso il 13 ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Mauro Fornasari - diacono. Ucciso il 5 ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Giuseppe Gabana - della diocesi di Brescia, cappellano della VI legione della guardia di Finanza, ucciso il 3 marzo 1944 da un partigiano comunista.
  • Don Giuseppe Galassi - arciprete di S. Lorenzo in Selva (Imola), ucciso il 1° maggio 1945 perché sospettato di filo-fascismo.
  • Don Tiso Galletti - parroco di Spazzate Passatelli (Imola), ucciso il 9 maggio 1945 perché aveva criticato il comunismo.
  • Don Domenico Gianni -cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21 aprile 1945 e soppresso dopo 3 giorni.
  • Don Giovanni Guicciardi - parroco di Mocogno (Modena), ucciso il 10 giugno 1945 nella sua canonica dopo sevizie atroci da chi aveva compiuto nella zona una lunga serie di rapine e delitti.
  • Don Virginio Icardi - parroco di Squaneto (Aqui), ucciso il 4 luglio 1944 a Preto da partigiani comunisti.
  • Don Luigi Ilariucci - parroco di Garfagnolo (Reggio Emilia), ucciso il 19 agosto 1944 da partigiani comunisti.
  • Don Giuseppe Jemmi - cappellano di Felina (Reggio Emilia), ucciso il 19 aprile 1945 perché aveva denunciato "gli eccessi inumani di quanti disonoravano il movimento partigiano".
  • Don Antonio Lanzoni - parroco di Montecchio (Faenza). Fucilato nel marzo 1944.
  • Don Ilario Lazzeroni - Fu ucciso il 25 luglio 1944 a Montegranelli (Bologna).
  • Don Serafino Lavezzari - seminarista di Robbio (Piacenza), ucciso il 25 febbraio 1945 dai partigiani, insieme alla mamma e a due fratelli.
  • Don Luigi Lenzini - parroco di Crocette di Pavullo (Modena), trucidato il 20 luglio 1945. Nobile, autentica figura di martire della fede. Prelevato nottetempo da un'orda di criminali, strappato dalla sua chiesa, torturato, seviziato, fu ucciso dopo lunghissime ore di indescrivibile agonia, quale raramente si trova nella storia di tutte le persecuzioni.
  • Don Giuseppe Lodi - suddiacono. Ucciso il 29 settembre 1944 nel bolognese.
  • Don Giuseppe Lorenzelli - priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 27 febbraio 1945, dopo essere stato obbligato a scavarsi la fossa.
  • Don Luigi Manfredi - parroco di Budrio (Reggio Emilia), ucciso il 14 dicembre 1944 perché aveva deplorato gli eccessi partigiani.
  • Don Ubaldo Marchioni - parroco di S. Martino di Caparra (Bologna). Ucciso il 29 settembre 1944.
  • Don Dante Mattioli - parroco di Coruzzo (Reggio Emilia), prelevato dai partigiani rossi la notte dell'11 aprile 1945.
  • Don Fernando Merli - mensionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21 febbraio 1944 presso Assisi da iugoslavi istigati da comunisti italiani.
  • Don Angelo Merlini - parroco di Fiamenga (Foligno), ucciso il 21 febbraio 1944 presso Foligno.
  • Don Armando Messeri - cappellano delle suore della S. Famiglia in Marino, ucciso dai partigiani comunisti il 18 giugno 1944.
  • Don Ildebrando Mezzetti - parroco di S. Martino in Pedriolo (Bologna). Ucciso il 20 settembre 1944.
  • Don Elio Monari - assistente G. maschile. Ucciso dalla banda "Carità" nel modenese.
  • Don Natale Monticelli - parroco di Monzone (Modena). Fucilato a Bologna.
  • Don Giacomo Moro - cappellano militare in Jugoslavia, fucilato da comunisti titini a Micca di Montenegro.
  • Don Adolfo Nannini - parroco di Cercina (Firenze), ucciso il 30 maggio 1944 da partigiani comunisti.
  • Don Simone Nardin - dei benedettini olivetani, tenente cappellano dell'ospedale militare "Belvedere" in Abbazia di Fiume, prelevato dai partigiani iugoslavi nell'aprile 1945 e fatto morire tra orrende sevizie.
  • Don Luigi Obid - economo di Podsabotino e San Mauro (Gorizia), ucciso il 15 gennaio 1945.
  • Don Antonio Padoan - parroco di Castel Vittorio (Imperia), ucciso da partigiani l'8 maggio 1944 con un colpo di pistola al cuore e uno in bocca.
  • Don Settimio Patuelli - parroco di Ostra (Imola). Ucciso il 25 settembre 1945.
  • Don Attilio Pavese - parroco di Alpe di Gorreto (Tortona), ucciso il 6 dicembre 1944 da partigiani dei quali era cappellano perché confortava alcuni prigionieri tedeschi condannati a morte.
  • Don Luigi Pelliconi - parroco di Poggiolo (Imola). Ucciso il 14 aprile 1945.
  • Don Francesco Pellizzari - parroco di Tagliolo (Aqui), chiamato nella notte del 10 maggio 1945 e fatto sparire per sempre.
  • Don Pombeo Perai - parroco dei Ss. Pietro e Paolo di Città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16 giugno 1944.
  • Don Enrico Percivalle - parroco di Varriana (Tortona), prelevato dai partigiani e ucciso a colpi di pugnale il 14 febbraio 1944.
  • Don Vittorio Perkan - parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9 maggio 1945 da partigiani mentre celebrava un funerale.
  • Don Aladino Petri - pievano di Caprona (Pisa), ucciso il 2 giugno 1944 perché ritenuto filo-fascista.
  • Don Nazzareno Pettinelli - parroco di S. Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana l'11 luglio 1944.
  • Don Umberto Pessina - parroco di S. Martino di Carreggio, ucciso il 18 giugno 1946 da partigiani comunisti.
  • Seminarista Giuseppe Pierami - studente di teologia della diocesi di Apuania, ucciso il 2 novembre 1944 sulla Linea Gotica da partigiani comunisti.
  • Don Battista Pigozzi - parroco di Cervaiola (Reggio Emilia). Ucciso il 20 marzo 1944.
  • Don Ladislao Pisacane - vicario di Circhina (Gorizia), ucciso da partigiani slavi il 5 febbraio 1945 con altre 12 persone.
  • Don Antonio Pisk - curato di Canale d'Isonzo (Gorizia), prelevato da partigiani slavi il 28 ottobre 1944 e fatto sparire per sempre.
  • Don Nicola Polidori - della diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9 giugno 1944 a sefro da partigiani comunisti.
  • Don Giuseppe Preci - parroco di Montalto (Modena). Chiamato di notte col solito tranello, fu ucciso sul sagrato della chiesa il 24 maggio 1945.
  • Don Giuseppe Rasori - parroco di S. Martino in Casola (Bologna), ucciso la notte del 2 luglio 1945 nella sua canonica, sotto accusa di filo-fascismo.
  • Don Alfonso Reggiani - parroco di Amola di Piano (Bologna), ucciso da marxisti la sera del 5 dicembre 1945.
  • Seminarista Rolando Rivi - di Piane di Monchio (Reggio Emilia), di 16 anni, ucciso il 10 aprile 1945 da partigiani comunisti solo perché indossava la veste talare.
  • Don Pietro Rizzo - parroco di Jolanda di Savoia (Ferrara), fucilato il 28 marzo 1944.
  • Don Giuseppe Rocco - parroco di Santa Maria, diocesi di S. Sepolcro, ucciso da slavi il 4 maggio 1945.
  • Don Angelico Romiti o.f.m. - cappellano degli allievi ufficiali della Scuola di Fontanellato, decorato al valor militare, ucciso il 7 maggio 1945 da partigiani comunisti.
  • Padre Mario Ruggeri - carmelitano. Ucciso l'8 ottobre 1944 nel bolognese.
  • Don Leandro Sangiorgi - salesiano, cappellano militare decorato al valor militare, fucilato a Sordevolo Biellese il 30 aprile 1945.
  • Don Alessandro Sanguanini - della congregazione della Missione, fucilato a Ranziano (Gorizia) il 12 ottobre 1944 da partigiani slavi.
  • Don Lodovico Sluga - vicario di Circhina (Gorizia), ucciso insieme al confratello Don Pisacane il 5 febbraio 1944.
  • Don Luigi Solaro - di Torino, ucciso il 4 aprile 1945 perché congiunto del federale di Torino Giuseppe Solaro anch'egli soppresso.
  • Don Alessandro Sozzi - parroco di Strela (Piacenza). Ucciso il 19 luglio 1944.
  • Don Emilio Spinelli - parroco di Campogialli (Arezzo), fucilato il 6 maggio 1944 dai partigiani sotto accusa di filo-fascismo.
  • Don Eugenio Squizzato o.f.m. - cappellano partigiano ucciso dai suoi il 16 aprile 1944 fra Corio e Lanzo Torinese perché, impressionato dalle crudeltà che essi commettevano, voleva abbandonare la formazione.
  • Chierico Italo Subacchi, delle missioni estere. Ucciso nel piacentino il 20 luglio 1944.
  • Don Ernesto Talè - parroco di Castelluccio Formiche (Modena), ucciso insieme alla sorella l'11 dicembre 1944.
  • Don Giuseppe Tarozzi - parroco di Riolo (Bologna), prelevato la notte del 26 maggio 1945 e fatto sparire. Il suo corpo fu bruciato in un forno di pane, in una casa colonica.
  • Don Angelo Taticchio - parroco di Rovigno (Pola), ucciso dai partigiani iugoslavi nell'ottobre 1943 perché aiutava gli italiani.
  • Don Carlo Terenziani - prevosto di Ventoso (Reggio Emilia), fucilato la sera del 29 aprile 1945 perché ex Cappellano della milizia.
  • Don Alberto Terilli - arciprete di Esperia (Frosinone), morto in seguito a sevizie inflittegli dai marocchini, eccitati da partigiani, nel maggio 1944.
  • Don Andrea Testa - parroco di Diano Borrello (Savona), ucciso il 16 luglio 1944 da una banda partigiana perché osteggiava il comunismo.
  • Mons. Eugenio Corradino Torricella - della Diocesi di Bergamo, ucciso il 7 gennaio 1944 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti per i suoi sentimenti d'italianità.
  • Don Rodolfo Trcek - diacono della diocesi di Gorizia, ucciso il 1° settembre 1944 a Montenero d'Idria da partigiani comunisti.
  • Don Mario Turci - parroco a Madonna dell'Albero (Ravenna). Strangolato nel settembre 1944.
  • Don Francesco Venturelli - parroco di Fossoli (Modena), ucciso il 15 gennaio 1946 perché inviso ai partigiani.
  • Don Gildo Vian - parroco di Bastia (Perugia), ucciso dai partigiani comunisti il 14 luglio 1944.
  • Don Giuseppe Violi - parroco di S. Lucia di Madesano (Parma), ucciso il 31 novembre 1945 da partigiani comunisti.
  • Don Antonio Zoli - parroco di Morra del Villar (Cuneo), ucciso da partigiani comunisti perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva deplorato l'odio tra fratelli come una maledizione di Dio

di Vincenzo Merlo - 1 luglio 2005




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28 settembre 2006

Ungheria 1956

50 anni fa si consumò, tra il silenzio dell'occidente, uno dei drammi più grandi del dopoguerra: il popolo ungherese, stanco dell'oppressione stalinista, pagò con il sangue (ci furono varie migliaia di morti) la ribellione al Patto di Varsavia.
Le truppe comuniste sovietiche, aiutate da quelle dei paesi satelliti, schiacciarono la resistenza popolare che chiedeva libere elezioni, libertà di stampa e di parola.
50 anni dopo l'Ungheria si avvia faticosamente verso la strada della libertà, mentre solo ora qui in Occidente "ci si accorge" dei martiri di quel paese, si chiedono scuse tardive e ci si prostra in elogi postumi alla memoria.
Bella forza: i veri eroi e difensori della libertà furono quei ragazzi del '56 che, nonostante un mondo che osservava in timoroso silenzio la strage che veniva compiuta, ebbero la forza di sacrificarsi per un ideale e per una battaglia che sapevano essere persa.

                            

                                         




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17 settembre 2006

PROFONDAMENTE SCHIFATO

Che popolo è quello che si vergogna della propria religione cosi tanto da non difendere nemmeno con una dichiarazione il proprio Pontefice mentre una moltitudine di ignoranti devasta le chiese e promette di distruggere Roma?

Ve lo dico io: un popolo di MERDA

                   




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